Italia ancora in rosso: un punto sulla crisi dei ristoranti

12 aprile 2021
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La situazione del coronavirus in Italia è ancora drammatica e, nonostante tutte le misure e i sacrifici messi in atto nelle scorse settimane, il paese dopo Pasqua si trova ancora nella sua quasi totalità in zona rossa: questo significa che un settore già duramente colpito come quello della ristorazione continuerà a subire pesanti ripercussioni nell’immediato futuro. Noi di TheFork abbiamo voluto fare il punto su una situazione così drammatica:

 

Il quadro, compreso quello dei 20mila ristoranti italiani presenti sulla nostra piattaforma non è certo dei migliori, anche se l’innovazione è stata in questi mesi uno strumento di resilienza: L’industria della ristorazione è gravemente ferita da oltre un anno di mancata attività. In questi mesi ha però dimostrato una grande resilienza e capacità di aggiornamento attraverso la crescita della digitalizzazione”,  ha commentato Andrea Arizzi, Head of New Business di TheFork,

commentando anche i nuovi servizi introdotti proprio per far fronte all’emergenza: “Siamo stati al fianco dei nostri Partner con varie iniziative: abbiamo offerto la nostra piattaforma per pubblicizzare le loro attività di delivery gratuitamente, sviluppato le Gift Card (carte regalo), annullato le commissioni per le versioni più avanzate del gestionale e molto altro. Queste attività si sono tradotte in un investimento complessivo a livello globale di quasi 25 milioni di euro. E siamo già al lavoro per prepapare al meglio la riapertura.”

 

Bisogna infatti osservare che le riaperture dei ristoranti avvenute dopo la prima ondata hanno dato risultati incoraggianti che fanno ben sperare per la ripartenza futura: durante l’estate 2020, dopo la chiusura totale fra marzo e maggio,  il settore è riuscito a recuperare un numero accettabile di commensali rispetto al 2019, anche se inferiore agli anni precedenti a livello globale: -24% a luglio, -18% ad agosto. Un calo che ovviamente ha penalizzato soprattutto le grandi metropoli come Parigi e Roma (-39% a luglio e agosto), private del turismo internazionale, ma è stato meno impattante nelle aree del turismo estivo, come in Italia la Puglia, la Sardegna e la Campania (-27% a luglio, -14% ad agosto). Addirittura nelle province di Ancona, Livorno e Siracusa e nella città metropolitana di Napoli è stata riscontrata una crescita percentuale dei coperti prenotati che risultano superiori al 2019, con i clienti locali che in generale hanno compensato la perdita di arrivi stranieri.

 

Soluzioni agili e creative

 

La crisi legata al coronavirus ha ancora una volta sottolineato come flessibilità e innovazione siano la chiave per rispondere alle problematiche più varie: molti ristoranti hanno risposto alle chiusure, per esempio, lanciandosi nei servizi di consegna a domicilio o asporto, tanto che ad oggi su TheFork il 10% dei ristoranti partner offre il delivery e l’12,5% permette il take away. In generale il 64% dei ristoranti intervistati ritiene che gli strumenti digitali li abbiano dato una grande mano nel corso della crisi. 

 

Fra i mille ristoranti intervistati da TheFork a gennaio 2021 sulle soluzioni intraprese durante il periodo dell’emergenza, risulta che il 52% abbia applicato la cassa integrazione a tutto il personale, mentre quasi il 20% lo ha fatto per più della metà del personale. Grazie a queste misure, circa il 70% delle aziende è riuscito a non operare licenziamenti (anche se il 24% ha dovuto licenziare parte del personale, mentre il 6% ha dovuto lasciare a casa l’intero staff). Il 73% dei ristoranti intervistati ha detto di aver ricevuto aiuti governativi e tra questi quasi tutti (92%) si sono detti insoddisfatti e hanno trovato l'importo troppo basso per sopravvivere.

 

Clienti pronti a tornare

Proiettandosi ancora una volta in una prospettiva di riapertura, bisogna considerare che i clienti non vedono loro di tornare al ristorante. Su un campione di 5mila utenti intervistati da TheFork a gennaio 2021, infatti, il 52% ha dichiarato che appena possibile andrà al ristorante più che in passato e il 38% ha dichiarato che lo farà anche se meno di prima, (solo il 4% attenderà la fine assoluta della pandemia). Gli utenti sottoposti a una serie di domande sul rispetto delle regole di distanziamento si sono dichiarati attenti e disciplinati e, forse anche alla luce di questo, la metà degli intervistati ha dichiarato di sentirsi più al sicuro al ristorante che in visita da amici e parenti.

 

Gli amanti dei ristoranti si sono detti disposti anche ad adattarsi a norme e restrizioni: nell’ottobre 2020, quando in Francia era stato annunciato il coprifuoco alle 21.00, il 65% delle persone sottoposte a uno studio di TheFork, affermava che avrebbe volentieri anticipato l’orario della cena tra le 18.30 e 19:00 per rispettare le nuove regole. In Italia, quando a  febbraio 2021 molte regioni sono entrate in zona gialla, il numero di coperti prenotati a mezzogiorno è aumentato notevolmente, superando i  livelli del 2019 e del 2020 (rispettivamente +89% e +17%). In Spagna, sempre secondo i dati di TheFork, le prenotazioni per il pranzo sono aumentate del 5% negli ultimi mesi.

 

Come prepararsi alla riapertura

 

Insomma tutti i dati concorrono per formare una realtà: il desiderio di tornare al ristorante, anche in modalità diverse, c’è. Si tratta dunque di farsi trovare pronti. Uno studio realizzato da Surveymonkey a maggio 2020 su 13mila utenti italiani ha evidenziato quali sono le pratiche considerate importanti dai consumatori per sentirsi sicuri: domani sicuramente la possibilità di prenotare tavoli all’aperto (59%), la comunicazione online delle misure di prevenzione messe in atto (50%), la disponibilità di menù digitali (39%), recensioni legate alle misure anti-Covid (30%) e la possibilità di pagare da app senza contatto in loco (22%). 

 

 

 

 

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