Elio Sironi, Chef del Ceresio a Milano

“TheFork ci aiuta a massimizzare e incanalare gli spazi vuoti che ci sono durante la giornata”

Ceserio 7

Qual è la storia del Ceresio 7?

Aperto il 20 Settembre 2013, Ceresio 7 nasce da un incontro di 4 amici e colleghi che avevano già avuto un’esperienza precedente comune con l’obiettivo di mettere sul mercato qualcosa che non c’era. La nostra idea è stata proprio aprire un albergo che offra solo il servizio di ristorazione. Solo tra virgolette perché abbiamo aperto uno spazio dove la gente può sostare tutto il giorno. Dalle 10 di mattina fino all’una di notte è possibile godersi il Ceresio 7 in varie funzioni. Abbiamo una cucina che apre a mezzogiorno e chiude a mezzanotte, un servizio bar e due piscine perciò è una sorta di resort in centro a Milano. In questi due anni posso confermare che il prodotto piace perché abbiamo dei risultati veramente straordinari. E’ un locale molto internazionale e questo ci conferma che siamo sulla strada giusta.

Prima qual è stato il tuo percorso da Chef?

Ho ricordi d’infanzia in cui passavo le mie giornate in cucina con la mamma, il grande desiderio di fare il cuoco lo avevo già ai tempi della scuola. Ho sempre voluto lavorare nelle cucine d’albergo perché è come una grande palestra dove alleni tutto il corpo perché ci sono varie funzioni: da chi sbatte le uova alle 4 del mattino per le colazioni, al bar dove devi preparare dei canapé, poi c’è il pranzo, poi la cena … quando hai 24 ore sotto il tuo tetto l’ospite, impari tante cose. Ho fatto dunque la scuola alberghiera, le classiche stagioni a Lignano Sabbiadoro, Cortina d’Ampezzo e così via. A 28 anni ero già chef dell’hotel Pitrizza in Costa Smeralda, dopo un percorso fatto qui a Milano. Ho poi messo piede in Spagna, dove sono rimasto 10 anni.

Sono tornato a Milano nel 2004 per l’apertura dell’hotel Bulgari, altra tappa importante che mi ha ricollegato con la realtà di una grande metropoli come Milano. Oggi penso che l’immagine dello chef anche a livello socio-culturale sia arrivata  a un livello veramente alto: finalmente si riconosce che la vera cucina è arte.

Come mai hai scelto TheFork e quali differenze hai notato da quando lo utilizzate?

Noi abbiamo un reparto ricevimento. La gente può prenotare il tavolo telefonicamente e via mail. Da quando abbiamo introdotto TheFork abbiamo avuto un aumento di richieste che sono gestite in un modo intelligente perché ci aiuta a massimizzare e incanalare gli spazi vuoti che ci sono durante la giornata. Noi abbiamo il ristorante che apre alle 19.30 e a volte fino alle 21.30 era vuoto, con TheFork riusciamo a ottimizzare anche questi spazi. TheFork aiuta molto anche per quanto riguarda tutto lo schema delle prenotazioni con il table plan della sala perché a volte noi riusciamo a fare qui anche un doppio turno per garantire un servizio in più al nostro cliente che in questo modo trova il suo tavolo e l’attenzione della cucina.

Hai partecipato a due Festival. Qual è stata in tal senso la tua esperienza?

Personalmente ho preparato due menù dedicati. La gente che è stata qui ha apprezzato molto il menù e l’iniziativa nel suo complesso. Queste manifestazioni portano clienti perché stai promuovendo anche il tuo locale. Io ho riscontrato parecchia gente che è arrivata con grande entusiasmo ed è andata via contenta e credo che il risultato sia ottimo.

Tirando le somme, quali sono i tre vantaggi di TheFork?

Uno: la possibilità di poter governare il flusso delle prenotazioni; due: la visibilità globale; tre: realmente gli utenti scrivono recensioni se hanno fatto l’esperienza. Lì sei un po’ più obbligato a rispondere, ma senza dare giustificazioni perché penso che a volte, o negativa o positiva che sia, la recensione serve come strumento di crescita.

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